Cambiare lavoro o non cambiare lavoro? Come decidere e cosa fare per non sbagliare

cambiare lavoro o non cambiare lavoro

Cambiare lavoro è un grande passo che può farti finire facilmente dalla padella alla brace, se non valuti attentamente la situazione. Cosa e come fare? Ne parliamo in questo post.

Cambiare lavoro o non cambiare lavoro?

Questo è il dilemma, direbbe il triste Amleto.

La situazione è diventata insostenibile: frustrazione, rabbia, incomprensioni e stress sono arrivati al punto limite.

Basta! Non ne posso più, voglio cambiare lavoro!

Tempo una manciata di secondi però il tarlo del dubbio comincia ad insinuarsi subdolamente: e se poi non trovo qualcosa di meglio?

Ma se cambio lavoro e però poi finisco dalla padella alla brace?

I vecchi proverbi parlerebbero molto chiaro al riguardo: chi lascia il lavoro vecchio per quello nuovo, sa quello che lascia ma non sa quello che trova.

Certo, è solo un vecchio proverbio.

Ma anche il contratto di mutuo con la banca, il rischio di perdere i benefici del tuo lavoro attuale in termini economici o di qualche comodità che comunque hai, la responsabilità nei confronti dei tuoi cari, il non sapere esattamente che lavoro fare di diverso, sono tutti fattori che rendono il momento in cui valuti di cambiare lavoro un vero inferno.

Anche perché, dall’altra parte, se stai valutando di cambiare lavoro è perché sei ad un punto di insoddisfazione o di stress decisamente importante. Certo che le bollette sono da pagare, ma anche la tua salute reclama le sue giuste attenzioni!

E no, non è solo una tua impressione: la scienza lo ha ormai dimostrato molto chiaramente. Lo stress sul lavoro ha realmente impatti negativi sulla tua salute.

In questo post vediamo quindi come capire quando e se è il momento giusto per cambiare lavoro senza fare passi falsi o mettere a rischio quello che di buono hai creato professionalmente fino a qui.

Leggi anche Non riuscire a cambiare lavoro può diventare un problema per la salute?

cambiare lavoro
Cambiare lavoro è una scelta delicata, soprattutto quando sei in una situazione di grande stress, insoddisfazione e insofferenza.

Voglio cambiare lavoro… o forse no

Quando arrivi a quel momento di picco di frustrazione che ti fa dire voglio cambiare lavoro, sei in una condizione molto sfavorevole: scegliere nella fase di picco massimo della frustrazione è una pessima decisione.

Vale per qualsiasi cosa nella vita ma vale a maggior ragione nel lavoro.

Quando siamo preda di emozioni negative intense la nostra lucidità razionale viene offuscata pericolosamente. In quei momenti la nostra è una risposta di reazione, non di scelta ponderata.

Come il toro che vede rosso davanti al torero, prestando il fianco alla spada che può ferirlo anche gravemente, se decidi di cambiare lavoro sull’onda dei tuoi sentimenti negativi rischi di prendere scelte azzardate.

Nelle fasi di reattività infatti non solo tendiamo a vedere le cose in modo distorto, ma viene a mancare quella preziosa capacità umana di ponderare i pro e i contro, di analizzare con distacco e valutare le vere opzioni disponibili.

Per questo, quando qualcuno mi dice voglio cambiare lavoro, la prima cosa che gli consiglio è di fermare ogni pensiero al riguardo almeno per qualche giorno. E, possibilmente, prendersi un giorno di pausa tutto per sé, in cui rallentare le onde emozionali, analizzare freddamente la situazione e studiare una strategia a tavolino.   

Perché cambiare lavoro

Sono tanti i motivi apparenti che possono portarti a maturare la decisione di cambiare lavoro.

L’ennesima partita di calcetto di tuo figlio a cui hai dovuto rinunciare all’ultimo a causa della disorganizzazione cronica che impera nella tua azienda.

L’ennesimo lavoro eccellente liquidato con sufficienza dal tuo capo.

Ancora una settimana di noia mortale in ufficio cercando di far passare il tempo prima di timbrare il cartellino mentre tu in realtà avresti finito il tuo progetto al mercoledì e ti saresti potuto dedicare ad altro nei due giorni rimasti.

Quale che sia la situazione, molto spesso c’è uno stesso denominatore comune: il senso che andando avanti così stai buttando al vento le tue giornate e la tua vita. 

È il momento in cui da una semplice serie di noie e fastidi quotidiani passi a sentire che la vita così non merita di essere vissuta.

Questa sembrerebbe un’ottima ragione per decidere di cambiare lavoro: senza dubbio la vita merita di essere vissuta al meglio, non buttata via a causa di un lavoro insoddisfacente.

Ma come dicevamo, reagire è molto pericoloso. Soprattutto se non hai un valido piano B pronto ad aspettarti. E’ la situazione più tipica che incontro in chi mi contatta per avere una consulenza di carriera.

La paura di cadere dalla padella alla brace è molto più reale di quanto pensiamo, anche perché il nostro cervello tende con il tempo a dimenticare il passato negativo, idealizzando anche quello che di ideale adesso non ha niente.

Tantissime infatti sono le persone che finiscono per pensare di aver sbagliato a mollare il proprio lavoro nonostante fosse causa di così tanti disagi. E spesso questo non succede perché la nuova situazione sia realmente peggiore della precedente. Ma perché si sono mossi senza un piano strategico adeguato, capace di affrontare ogni fase di questa delicata transizione.

Con questo non intendo naturalmente dire che devi per forza rimanere nel tuo attuale lavoro. Non certo se dopo aver fatto una sensata analisi della situazione, del punto in cui ti trovi e delle tue reali prospettive, risulta che cambiare è davvero la migliore opzione possibile.

Quando cambiare lavoro

Ma allora quando cambiare lavoro in sicurezza? E soprattutto, come farlo?

Il momento giusto per cambiare lavoro senza rischiare di perdere quello che di buono hai attualmente nel tuo lavoro attuale è quando hai maturato una decisione razionale.

Il che in pratica significa che il momento giusto per decidere di cambiare lavoro è solo quando hai completato tutti questi punti:

PUNTO 1. Valutazione della tua situazione attuale, con i suoi limiti e possibilità: per quanto puoi permetterti di rimanere eventualmente senza uno stipendio? Quanta libertà di movimento hai rispetto al territorio?

Quanto tempo realisticamente prevedi di impiegare per trovare un altro lavoro? 

Se a questa seconda domanda non senti di poter dare una risposta realistica sulla base di dati di mercato, ti devi fermare e organizzarti per raccogliere informazioni in merito. 

Come vedi non è semplicemente questione di preparare un curriculum. È necessario invece fare una ricognizione completa a 360°, solo così puoi dire di muoverti in modo strategico e decisionale, anziché per semplice reazione. 

PUNTO 2. Valutazione del tuo valore reale sul mercato. Quante competenze sei in grado di mettere sul mercato e quanto valore hanno queste competenze nel mercato?

Potresti scoprire di aver bisogno di una consulenza di personal branding o magari di un bilancio di competenze come spiego nell’articolo Come orientarsi nel mondo del lavoro per aumentare la consapevolezza strategica dei tuoi punti di forza.

Devi conoscere esattamente i tuoi punti di forza e di debolezza, essere consapevole dei tuoi vincoli personali e professionali e avere un piano per superare tutti quelli che puoi superare.

E potresti scoprire che ti servono delle risorse personali ed economiche per maturare alcune nuove competenze o abilità che ti permetterebbero di rilanciarti meglio sul mercato.

PUNTO 3: Valutazione delle reali opportunità di mercato, nel contesto in cui sei.  

Questo è punto molto sottovalutato. Statistiche alla mano, secondo uno studio ISTAT mediamente un italiano conosce solo 200 fra le oltre 6000 professioni che in realtà esistono.

La conseguenza è che molto probabilmente la tua capacità decisionale in questo momento è bloccata dal fatto che non sai veramente come individuare tutte le reali opportunità che sono sul mercato e continui ad oscillare fra poche alternative non molto percorribili.

Come vedi ci sono tantissime variabili, non è solamente questione di voler cambiare lavoro, fare un respiro profondo, presentare le dimissioni e rispolverare il curriculum dal cassetto sperando che prima o poi una nuova opportunità bussi alla tua porta.

Ma se lavorerai in modo strategico e lucido sui tre punti che ti ho suggerito avrai una base di partenza molto più solida per fare le tue valutazioni e decidere se e quando cambiare lavoro, senza finire dalla padella alla brace.

liberati da confusione di cambiare lavoro

Quando NON cambiare lavoro

A volte, facendo il lavoro di analisi di cui abbiamo parlato, può succedere di rendersi conto che in realtà non è il lavoro in sé che non funziona ma qualche elemento di contorno che si può provare a sistemare. Certo, richiederà impegno, studio e mediazione da parte tua magari, ma in alcuni casi si scopre che è possibile, utile e vantaggioso quanto meno provarci.

In altri casi ancora si scopre dall’analisi della situazione attuale che non ci sono i requisiti per puntare ad un cambiamento lavorativo. Può succedere perché stai puntando ad un altro tipo di lavoro per il quale però non hai una preparazione specifica e quindi ti devi riorganizzare: o rinunci al tuo “sogno”, cosa che non consiglio mai, oppure ti rimbocchi le maniche e fai quello che serve per realizzare il tuo sogno e conquistare il lavoro giusto per te.

Altre volte è la vita a metterci i bastoni fra le ruote: genitori anziani, figli piccoli, vincoli di vario genere possono rendere impossibile per il momento il tuo cambiare lavoro. Non è semplice, ma a volte accettare la situazione attuale è l’unica cosa che veramente conta. Come dice quella bellissima preghiera: “Signore, dammi la forza di cambiare quello che posso cambiare, accettare quello che non posso cambiare, riconoscere la differenza”.

Nel caso della scelta di cambiare lavoro questo è valido più che mai. Però, come penso tu abbia compreso leggendo fin qui, ci sono tantissime valutazioni e possibilità da esplorare prima di arrivare a dire che ora non è tempo ancora per te di cambiare lavoro.

Per questo è molto utile poter contare sul supporto di un career coach e di un piano di riqualificazione professionale effiace. Quando l’idea del cambiare lavoro appare alla tua coscienza, con ogni probabilità finisci in quella che nel coaching viene chiamata crisi di autogoverno. Una situazione nella quale, come un cane si morde la coda, tu continui a oscillare fra i pro e contro che riesci a vedere.

Non è detto però che quelli che tu riesci a vedere siano TUTTI i pro e i contro che ci sono. E soprattutto, è matematicamente certo che non stai vedendo tutte le opportunità di lavoro nascoste.

PS: Ho creato un training di approfondimento su questo argomento, lo trovi qui o cliccando sull’immagine che segue

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Questo articolo fa parte di “Bloginrete” de LeROSA, progetto di SeoSpirito Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle, che ha come obiettivo primario ascoltare le donne, collaborare con tutti coloro che voglio rendere concrete le molteplici iniziative proposte e sorridere dei risultati ottenuti. È un progetto PER le donne, ma non precluso agli uomini, è aperto a chiunque voglia contribuire al benessere femminile e alla valorizzazione del territorio, in cui vivere meglio sotto tutti i punti di vista.

Erica Zuanon

Erica Zuanon

1/2 Ingegnere e 1/2 Pianista, 2 figli, 1 marito, 1 cane, 2 libri pubblicati (per ora).


Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi felicissima Web Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®.

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