Quali sono i lavori del futuro post covid

lavori del futuro

Tutti vorremmo sapere quali sono i lavori del futuro post covid. Per noi stessi – adulti alle prese con un caotico e spesso incomprensibile mondo del lavoro – e per i nostri figli.

Fare ipotesi e previsioni nel breve termine, di fatto con la pandemia ancora in giro, è ancora presto. Molto dipenderà dalla diffusione del vaccino e dalla sua capacità di fermare il virus.

I cambiamenti sul medio-lungo periodo però, sono strutturali e ci permettono di fare già previsioni e valutazioni interessanti. Gli osservatori nazionali e internazionali concordano in modo piuttosto univoco sul fatto che le nostre vite lavorative non ritorneranno come prima dell’emergenza Covid-19 che ha sconvolto l’economia globale e ha dato una spinta irreversibile ad alcune delle tendenze che già si stavano verificando nel mondo del lavoro e sul modo stesso di concepirlo a livello organizzativo e culturale.

La pandemia e relativi lockdown hanno accelerato irreversibilmente la trasformazione digitale dei posti di lavoro: secondo Satya Nadell – Ceo di Microsoft, in pochi mesi ci sono stati i cambiamenti che normalmente si verificano in anni. La tecnologia fa passi da gigante e i dipendenti dovranno starle dietro imparando a usare sempre di più strumenti innovativi come quelli basati sull’intelligenza artificiale.

quali sono i lavori del futuro post covid

Molte aziende stanno già investendo sulle nuove tecnologie e lo faranno ancora di più, una volta superata l’emergenza Covid. Si prevede che una forbice significativa di lavori, tra il 25 e il 45% nelle economie più avanzate, saranno ulteriormente automatizzati, il che si ripercuoterà nell’organizzazione del lavoro e nelle performance aziendali.

Sul lavoro quindi continuano ad aumentare i processi di automazione, mentre diminuisce la richiesta di manodopera poco qualificata e cambiano le competenze necessarie per svolgere i nuovi lavori che vengono e verranno creati.

Tutto questo ha generato un deciso incremento nel divario delle competenze richieste. Stando alle ricerche, non solo molti dei lavoratori (circa il 75%) ma anche la grande maggioranza dei nuovi assunti non possiede le competenze necessarie per svolgere i lavori attuali e quelli futuri.

“Proprio per questo nei prossimi anni i lavoratori dovranno essere sempre più bravi a aggiornare e modificare le proprie competenze e capacità, sapendo cogliere le opportunità di riqualificazione e miglioramento.”

Today.it

Lavori del futuro: ricerca sulle professioni in crescita

Il sistema informativo Excelsior, strutturato da Unioncamere e Arpal, ha recentemente stilato la classifica delle professioni più richieste da qui ai prossimi anni.

Questo studio prevede che da qui al 2022 saranno necessari più di 2,5 milioni di occupati, dipendenti e autonomi. Di questi, oltre il 70% – equivalente a 1,8 milioni di lavoratori – dovrà possedere competenze elevate e qualificate per professioni specialistiche e tecniche.

Secondo il World Economic Forum, nei prossimi tre anni si creeranno 133 milioni di nuove opportunità occupazionali a livello lo globale, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire. Questo perché l’aumento di produttività dovuto allo sviluppo di nuove tecnologie nel campo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione industriale aumenterà la domanda di lavoro. Insomma, la famosa e temuta guerra uomo vs robot pare si vincerà – almeno in termini occupazionali – a favore dell’uomo.

(PARE).

Se il saldo infatti è positivo, con un + 58 milioni di nuove posizioni lavorative, “affinché questo risultato si verifichi” – ripete il report – “sarà indispensabile investire sulla formazione”.

Resta infatti aperto il tema delle competenze, ormai tanto critico quanto cruciale. 

L’aggiornamento delle competenze è un passaggio obbligatorio, onde evitare che le capacità o skills attuali risultino insufficienti per i lavori del futuro.

I lavori del futuro ancora non esistono

A tutto questo aggiungiamo la ciliegina sulla torta: secondo uno studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini farà un lavoro che oggi ancora non esiste, le imprese digitali cercheranno tra i 210 mila e 267 mila lavoratori con specifiche competenze matematiche e informatiche per i lavori digitali.”

In questo orizzonte in rapido cambiamento per restare spendibili sul mercato del lavoro il mantra dovrà essere: investire sulla propria formazione continua, perché non basterà potrà più eccellere solo in una competenza. Serviranno competenze tecniche, ma anche capacità interdisciplinari e soprattutto soft skills per diventare veri lavoratori resilienti, sempre pronti ai cambiamenti.

nuovi lavori opportunita di lavoro

Soft skills fondamentali per i lavori del futuro

Insomma, l’acquisizione di nuove conoscenze, sia tecniche che trasversali, tanto per gli studenti quanto per i professionisti diventa dunque fondamentale. Così come le soft skills, destinate ad avere un impatto determinante sulle retribuzioni, fino ad incrementarle di oltre il 40%.

In questo contesto, resta attuale il gap tra le competenze richieste dal mercato e quelle proposte dai programmi scolastici e universitari. E, nel settore delle competenze digitali, il gap tra domanda e offerta è attualmente del 18%; un freno alla crescita dell’intero sistema-Paese.

 L’Unione Europea ha dichiarato che, per mancanza di competenze, entro il 2020 ci saranno 756.000 posti vacanti nel settore Ict degli Stati membri e l’Italia, dove il tasso di disoccupazione, ad agosto 2019, è al 9,5%, rispetto alla media europea, è in ritardo in diverse aree digitali.

Una grossa parte del nostro vantaggio competitivo sul mercato passa dall’avere piena consapevolezza delle nostre soft skills.

Sembra scontato eppure, la maggior parte delle persone – le donne in modo particolare, a causa della nostra cronica scarsa autostima – ha un’idea molto nebulosa sia di quali siano le soft skills in generale, sia di quali siano le proprie.

Il divario del gender gap: le donne e (poche) opportunità di lavori futuri

Secondo i dati ufficiali della Fondazione studi consulenti del lavoro nell’approfondimento “Ripartire dalla risorsa donna”, ad essere particolarmente colpite in Italia sono state le donne: in un confronto tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470.000 lavoratrici hanno perso l’impiego su un totale di 841.000. Su 100 posti persi, il 55,9% apparteneva a una donna.

Repubblica i lavori del futuro

Non solo le donne hanno poca confidenza e capacità di valorizzare le proprie soft skills. Non solo – purtroppo, e detto da donna – per molti continuiamo ad essere il sesso debole, ma molto spesso limitiamo noi stesse con credenze invalidanti che ci fanno girare (troppo spesso) alla larga da matematica, scienze e tecnologia.

Anche qui a dirlo sono le statistiche: la maggioranza della ragazze sceglie una carriera universitaria in ambito umanistico, sanitario e chimico-farmaceutico, geobiologia, biotecnologia o architettura, rispetto a tutte le facoltà ingegneristiche o del gruppo scientifico, matematico e fisico, dove rimane invece decisamente ampio il divario di genere. Secondo una media globale del World Economic Forum, meno del 30% delle studentesse intraprende un percorso universitario o post-universitario in questo campo. Inoltre, stando ai dati dell’Unesco del biennio 2014-2016, solo il 3% degli studenti che si iscrivono a corsi di ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) è donna, dato che si ferma al 5% per i corsi di Matematica e Statistica, e all’8% per Ingegneria.

Diminuire il divario di genere è parte dell’agenda 2030 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, soprattutto in relazione all’incidenza femminile nell’ambito delle materie STEM. L’acronimo STEM – Science, Technology, Engineering and Mathematics – indica tutti quei campi di studio e posizioni lavorative nella tecnologia, nell’informatica, nella matematica e nelle scienze fisiche, un ambiente in cui le donne sono una categoria fortemente sottorappresentata.

I settori più favorevoli per i lavori del futuro

Non credo minimamente che possa in generale esistere una serie di lavori capace di assicurarti, più di altri, la certezza di non restare mai disoccupato in futuro.

Se conosci la mia storia saprai che sono stata caldamente “spinta” a fare ingegneria elettronica e rinunciare a seguire le mie altre passioni perché “così sarai certa di non rimanere mai senza lavoro”.

La realtà che l’esperienza mi ha chiaramente insegnato è che NON è una laurea o un settore ad assicurarti o meno il lavoro. Ho perso lavoro come ingegnere all’arrivo dalla prima crisi e, al contrario, lavoro come “scrittrice” felicemente da anni.

Certo, non una scrittrice né un’artista tradizionale come avrei pensato all’inizio, ma non per questo meno soddisfacente.

Quindi a mio avviso è assolutamente inutile ragionare in termini di professioni-scatola migliori di altre. Oggi, per riuscire a stare nel mercato del lavoro DEVI necessariamente ragionare in termini di microcompetenze, adattamento e soluzioni creative.

Devo dire che con grande felicità, a questo riguardo ho visto per la prima volta anche in una testata online, apparire un concetto che sostengo da tantissimo tempo:

Prima del Covid-19 i lavoratori freelance (retribuiti ad esempio a tariffa oraria) non erano considerati così essenziali e venivano trattati come cittadini di seconda classe. La crisi ha fatto emergere quanto siano importanti. Negli States alcune catene come quella dei ristoranti Darden hanno fornito il congedo retribuito per malattia ai lavoratori orari durante la pandemia, mentre Lowe ha dato $100 milioni in bonus ai loro lavoratori.

Si prevede che dal 2021 in avanti i lavoratori freelance saranno trattati come lavoratori a tempo pieno in termini di benefici e valore aggiunto per la loro organizzazione.

Today.it

Chiunque guardi al futuro con un minimo di disillusione e coerenza alle macrodinamiche economiche e tecnologiche del mercato, non può evitare di capire che sempre meno ci saranno posti di lavoro dipendenti da 8 ore come li concepiamo oggi e sempre più si andrà verso un’ottica di work-sharing. (Quindi armati di strumenti adeguati per affrontare questa rivoluzione).

Ad ogni modo, se proprio vogliamo fare un giro sulle statistiche e previsioni in tema di quali saranno i lavori del futuro post covid, il rapporto di Anpal e Union Camere dice che salute, sicurezza, digitale e green saranno le grandi sfide su cui si gioca il futuro del lavoro.

Le principali occasioni occupazionali, dice il rapporto, si troveranno nel mondo della tecnologia (24%), dal coding ai big data, dall’internet delle cose all’intelligenza artificiale. A seguire, con il 19%, ci sarà il mondo della trasformazione industriale, soprattutto nella robotica, nella logistica e nei trasporti. E poi il settore medicale con il 14%.

Il rapporto inoltre sottolinea la crescita delle opportunità nel settore agroalimentare, soprattutto nell’ambito legato alla qualità e al controllo e nel settore della logistica e dei trasporti.

Dice inoltre che saranno sempre più richiesti i professionisti della Sanità (medici, infermieri, operatori sanitari, psicologi e assistenti sociali) e i professionisti delle risorse umane, capaci di scegliere le persone più adatte a ogni ruolo, anche in un’era così tecnologica. Gli attacchi informatici sono sempre più frequenti, ma moltissime aziende di medio e grandi dimensioni stanno finalmente capendo quanto sia importante la sicurezza informatica. Proprio per questo tra le figure professionali emergenti nel 2021 troviamo il Cyber Security Specialist.

Secondo un’altra stratistica a cura di Adecco Group, società leader nel settore delle risorse umane, alcuni settori inizieranno un periodo di crescita dopo l’emergenza sanitaria, incrementando anche il proprio organico. Quando finirà il coronavirus, secondo questa ricerca, i lavori del futuro più richiesti potranno essere:

  • infermieri specializzati
  • operai in ambito chimico e farmaceutico, con una crescita del 40% rispetto al periodo antecedente al coronavirus
  • addetti alla GDO e alla logistica, con un +60%
  • specialisti di e-commerce e addetti al magazzinaggio, logistica e consegna, che ha causa della chiusura dei negozi hanno visto impennare il loro fatturato durante l’emergenza
  • addetti alle pulizie e alla sanificazione (+40%).

Ritorno al futuro (del lavoro)

Insomma, a ben vedere, a meno di non avere la famosa macchina del tempo di Doc in Ritorno al Futuro o una magica sfera di cristallo, non esiste modo di avere una risposta giusta o sbagliata in assoluto su quali saranno i lavori del futuro. Potrebbe essere tutto e niente.

Esiste però una tua strada lavorativa futura ottimale, che riuscirai a scoprire e mettere a fuoco solo muovendoti a tentativi ed errori. Stai alla larga quindi da chi ti dice di avere il sistema per farti cambiare lavoro e trovare il lavoro dei tuoi sogni. Un sistema esatto non esiste.

E anche se esistesse, il solo fatto di cercare di arrivarci da solo, potrebbe lasciarti esausto e senza forze.

Per questo motivo ho creato, insieme a due colleghe straordinarie – Francesca Scelsi, Career Coach e Alessandra Dell’Aglio, Job Profile Developer – il primo gruppo di career coaching dedicato a chi è alla ricerca di risposte e chiarezza per il proprio futuro professionale.

Un percorso ALL in ONE che ti permette di avere allo stesso tempo: consulenza di carriera, strumenti all’avanguardia per la ricerca efficace di lavoro, esercizi quotidiani per trovare le risposte che cerchi riguardo al tuo futuro, dei coach esperti a cui chiedere consiglio e molto molto altro ancora.

Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi realizzata Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer, guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®. Autrice di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale, ho ideato il progetto Azione IKIGAI per sostenere chi è alla ricerca del proprio perché professionale ma non sa come fare. 

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