Soft skills: alleate perfette per le donne in cerca di lavoro

Soft skills donne

Tutti le vogliono, troppo pochi ancora le hanno: parliamo delle soft skills o competenze trasversali. Quel mix particolare e personale di capacità che le aziende cercano sempre più spesso e sempre più invano.

Stando alle statistiche il 46% dei manager dicono che i lavoratori farebbero bene a lavorare sulle loro capacità di comunicazione e di porre attenzione ai dettagli. Il 44% dei manager riporta una mancanza di capacità di autonomia e autogestione. Il 36% riferisce che c’è una carenza di competenze interpersonali e di lavorare in gruppo.

Insomma, c’è ampio margine di conquista per chi ha queste doti – se impari come valorizzarle al meglio. Vediamo come, in questo articolo.

Cosa sono le soft skills

A scanso di equivoci, prima di tutto diamo una definizione formale di soft skills o competenze trasversali: sono tutte quelle caratteristiche / abilità che ti permettono di interagire armoniosamente ed efficacemente con altre persone attorno a te e con il tuo contesto.

Normalmente si parla di soft skills in ambito lavorativo, ma in realtà noi operiamo queste competenze in qualunque fase e momento della nostra vita. Anzi, come ha evidenziato in modo geniale l’ideatrice di MAAM La maternità è un master, una delle fasi della vita in cui più mettiamo alla prova e sviluppiamo competenze trasversali è proprio all’interno della sfera privata, nella fase in cui una donna diventa mamma.

La maternità è un master, dice infatti (più che giustamente secondo me) Riccarda Zezza ideatrice del progetto MAAM.

Il che, lo sappiamo purtroppo molto bene, cozza parecchio con la percezione del mondo aziendale per cui una maternità è un peso in termini contributivi e di disagi organizzativi – nella migliore delle ipotesi.

Sono purtroppo sempre di più le donne che si ritrovano demansionate a seguito del loro rientro in azienda dopo una maternità. O quelle che si vedono costrette a dare le dimissioni per l’infattibilità tecnica di una convivenza figlio – vecchio lavoro.

Per non parlare di tutte quelle che non vengono nemmeno assunte perché in ‘rischiosa’ età fertile.

Soft skills e hard skills: differenze

Prima di passare a vedere in che modo sia possibile lavorare per oltrepassare queste pesanti limitazioni di pensiero tipiche del mondo lavorativo in cui tutt’ora molte di noi si trovano a fare i conti, facciamo un approfondimento sulla differenza fra soft e hard skills.

Si tratta di una precisazione importante perché ti permette di capire quanto sia importante poter fare leva sulle tue soft skills.

Le hard skills infatti sono tutte quelle competenze tecniche che si possono facilmente insegnare e facilmente misurare: dall’usare il pc o pacchetti software particolari, alla conoscenza delle lingue, passando per l’uso di attrezzi o utensili professionali specifici.

Le hard skills, proprio perché si possono insegnare facilmente e in modo standardizzato, si prestano perfettamente ad essere svolte anche da ROBOT o INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

Riscuotere soldi al casello autostradale è una hard skill che, come risulta evidente dal fatto che ormai i casellanti sono una professione estinta, facilmente rimpiazzabile da una macchina.

Lo stesso vale per un numero sempre più alto di professioni e sempre più lo sarà in futuro. Come racconto nel mio primo libro Un Lavoro che vale, ci sono già robot chirurghi, robot avvocati, robot giornalisti e molti altri ne seguiranno.

In quel libro però racconto anche di come, secondo tutti gli studi fatti fin qui, una delle professioni più difficili da sostituire con una macchina sia la badante.

Il motivo? E’ presto detto: richiede competenze tecniche (hard skills) minime, ma soft skills elevatissime.

Questo naturalmente non significa che fare la badante sia il lavoro del futuro (per quanto, stando ai numeri già di oggi, verrebbe da pensarlo!) né che ti sto consigliando di mollare tutto e iniziare un lavoro come domestica o badante.

Significa però che è veramente importante, per la sicurezza del tuo lavoro nel futuro, che tu cominci fin da subito a fare quadrato attorno alle tue competenze trasversali, imparando a comunicarle e valorizzarle al meglio, così da attirarti o procurarti nuove e valide opportunità di lavoro.

Soft skills: come valorizzarle

Per tutto quello che abbiamo detto fin qui risulta evidente che una grossa parte del nostro vantaggio competitivo sul mercato passa dall’avere piena consapevolezza delle nostre soft skills.

Sembra scontato eppure, la maggior parte delle persone – le donne in modo particolare, a causa della nostra cronica scarsa autostima – ha un’idea molto nebulosa sia di quali siano le soft skills in generale, sia di quali siano le proprie.

Anche per questo negli ultimi anni sono usciti sul mercato una varietà di test e tools che permettono di fare una valutazione di queste competenze tanto trasversali quanto immateriali e dunque difficili da misurare.

Nei Career Days molto spesso trovi la possibilità di svolgere dei giochi di ruolo attraverso i quali vengono profilate le tue soft skills.

Oppure, in modo più tradizionale, puoi cercare on line dei test attitudinali o di personalità. O ancora puoi cercare qualche lista di competenze trasversali e verificare quali di queste pensi di avere.

In ogni caso, la cosa veramente importante, è che tu lavori poi per comunicare le tue competenze al mercato a 360°. Uno degli errori più comuni e fatali che vedo fare a chi cerca lavoro, è quello di sperare che attraverso qualche riga di testo in un Curriculum, un datore di lavoro possa dedurre le tue competenze.

A parte il fatto che ad oggi, dove la selezione avviene per Curriculum, l’obiettivo di chi seleziona è quello di scartare in fretta ogni possibile candidato non interessante piuttosto che studiare con attenzione i profili di chi si candida. Ma oltre a questo è evidente, vista la natura immateriale e non facilmente misurabile delle soft skills, che pensare di poter trasmettere ad un selezionatore le tue abilità trasversali attraverso una manciata di parole è decisamente inefficace.

Per questo è indispensabile che tu lavori quanto prima per creare il tuo Alter Ego online o  Social CV come mi piace chiamarlo. Ovvero un insieme di tracce comunicative che distribuisci nel web in modo da far sì che, quando un selezionatore vorrà sapere di più su di te e su chi sei, trovi un profilo il più tridimensionale – e attraente possibile. Al punto da volerti conoscere di persona. E da lì, con le giuste competenze da usare in fase di colloquio, te la giochi al meglio. 

Questo articolo fa parte di “Bloginrete” de LeROSA, progetto di SeoSpirito Società Benefit srl, in collaborazione con &Love e Scoprirecosebelle, che ha come obiettivo primario ascoltare le donne, collaborare con tutti coloro che voglio rendere concrete le molteplici iniziative proposte e sorridere dei risultati ottenuti. È un progetto PER le donne, ma non precluso agli uomini, è aperto a chiunque voglia contribuire al benessere femminile e alla valorizzazione del territorio, in cui vivere meglio sotto tutti i punti di vista.

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