Trovare un lavoro che piace: la difficile sfida per i multipotenziali

Fare un lavoro che piace

Trovare un lavoro che piace così tanto che ti alzi la mattina con il cuore che canta e l’argento vivo nelle vene, al solo pensiero di quello che stai per fare nella giornata…

Il sogno di tantissime persone, sempre di più.

Se una volta infatti il lavoro era confinabile in uno spazio-tempo ben preciso, oggi il lavoro è molto spesso totalizzante: sempre connessi, ora anche spesso in smart working con confini casa-lavoro sempre più indefiniti. E se il lavoro in questione è un lavoro noioso a morte, un lavoro che ti provoca stress al punto da avere sintomi di stress da lavoro ingestibili; se è un lavoro insoddisfacente che ti porta da tempo a sognare di cambiare lavoro… allora la situazione è particolarmente difficile da sostenere.

Soprattutto se non sai esattamente che lavoro fare o non sai che lavoro vorresti fare per poterti sentire finalmente realizzato, avere la percezione che la tua vita lavorativa ha un senso e non è semplicemente un mezzo per pagare le bollette.

Certo, se tu potessi fare una sola cosa per cambiare la tua vita, senza dubbio ti inviterei di cercare qualcosa che ami appassionatamente e trasformarla nella tua professione.

Immagina: la mattina ti alzi presto dal letto saltando fuori come una molla dalle coperte, pieno di entusiasmo e di voglia di metterti a lavorare. Non sei minimamente preoccupato delle ore che dovrai lavorare perché sai che ti passeranno velocemente, quasi troppo! Hai ormai chiara esperienza dello stato di “flusso” in cui sempre più spesso finisci mentre lavori, quello stato quasi magico in cui il tempo sparisce, le cose si fanno quasi da sole senza nessuno sforzo, mentre tu ti senti in pace e stai da Dio.

Lavorare per te non è un dovere ma vera passione.

Qualcosa che a volte rende persino un po’ gelose le persone care che hai attorno… Sembra proprio che tu e il tuo lavoro siate “in amore”!

Niente male vivere così vero?

Lo so. Ma so anche che non è così scontato, né facile. Soprattutto se sei un “Multipotenziale”.

Trovare un lavoro che piace: il limbo dei multipotenziali

Ne abbiamo già parlato nel post Che lavoro fare: il mito dell’unica vera vocazione ma torneremo a parlarne di nuovo perché è un tema sempre più caldo e sentito da un numero crescente di persone.

Un multipotenziale è una “razza” strana, in costante aumento. Sono tutte quelle persone che non riescono a definirsi con un’etichetta professionale univoca. O meglio, ci provano, ma per quanto cerchino, si sentono sempre come Arlecchino con la sua famosa coperta: sempre troppo corta.

Un multipotenziale soffre al pensiero di definirsi all’interno di un unico ruolo o lavoro perché i suoi interessi sono così tanti e così vari che sceglierne uno sembra di rinunciare a tutto il resto.

Un multipotenziale ha mille propensioni e milioni di passioni, ma molto spesso proprio per questo non è mai rimasto fedele a nessuna di queste abbastanza a lungo per sentire di padroneggiarla perfettamente. Il risultato è che un multipotenziale, tendenzialmente pensa a se stesso sempre come ad un dilettante. Il che lo porta ad avere grossissimi problemi di autostima.

Il commento tipico di un multipotenziale in risposta alla domanda “Cosa sai fare meglio?” è: “Mah… so fare tante cose, so fare un pò di tutto ma niente veramente bene”.

Questa percezione di non saper fare niente veramente bene in realtà viene dal confronto con il mondo dei non-multipotenziali: loro si aggrappano anche per tutta la vita ad una stessa cosa e quindi la padroneggiano in modo a volte ossessivo. I multipotenziali, non sentendo di avere questa conoscenza totalizzante verticale pensano di essere da meno.

Dimenticando che, oggi più che mai, la verticalizzazione e l’iper specializzazione, non sono più un bene così universalmente riconosciuto.

Perché per essere felici non hai necessariamente bisogno di trovare un lavoro che ti piace

Lo so, sembra controintuitivo, ma seguimi un attimo.

Il mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi NON è fatto per i multipotenziali. È un mondo basato sui principi del Taylorismo ovvero sullo scomporre in pezzi minimi ogni attività industriale, così da poterla delegare ad operai il meno qualificati possibile. Questo perché naturalmente, meno qualificato è il personale, più facile sarà da rimpiazzare.

Il che ci porta dritti al grande dibattito attuale del “oddio i robot ci rubano il lavoro”.

Ovviamente ci rubano il lavoro. Tutto il mondo industriale tradizionale è basato su questa logica del “turco meccanico”: parcellizzare le attività in piccoli pezzettini minuscoli in modo da poterle delegare a chi le fa al minor costo.

La creatività in tutto questo?
Non esiste.

La passione e l’ardore dell’inventiva umana?
Cancellati.

Ma se sei un multipotenziale per te creativitià, passione e ardore per l’inventiva, curiosità inarrestabile sono il sale della vita. Senza di questi non puoi vivere. O meglio, puoi sopravvivere ma sei dannato all’infelicità eterna.

Quindi, come vedi, il fatto di trovare un lavoro che piace – almeno finché resti dell’idea di trovare uno di questi posti di lavoro tradizionali per i quali scuola e società ci hanno formati – non è una strada percorribile.

I soliti triti consigli per trovare un lavoro che piace

Se guardi in giro e cerchi nel web informazioni per trovare un lavoro che ti piace veramente trovi i soliti triti consigli buoni per il mondo industriale tradizionale.

Giusto per comodità te ne riporto qualcuno, preso direttamente dai grandi “classici”. Intendiamoci, non sono inutili del tutto. Se non sei un multipotenziale o se ti sei ritrovato improvvisamente senza lavoro e il tuo lavoro ti piaceva ma per qualche motivo non puoi più farlo e devi trovare delle nuove idee, sicuramente questo è un buon punto da cui partire. (Se invece sei un multipotenziale, temo che queste cose già le avrai provate invano, perciò leggi veloce e passa al prossimo paragrafo).

  1. C’è qualcosa che già oggi ami fare? Hai un hobby, o qualcosa che amavi fare da bambino ma non hai preso in considerazione seriamente da adulto? Che sia leggere fumetti, collezionare qualcosa, fare qualcosa, creare o costruire, esiste probabilmente un modo in cui potresti arrivare a rendere questa cosa una fonte di reddito. Ora non pensare come, saresti sopraffatto dal non sapere i passi da fare. Per quelli devi studiarti tutto il percorso (il primo passo, te lo ricordo, è il corso MAIL gratuito). Adesso accontentati solo di arrivare a vedere se esiste da qualche parte nel profondo di te qualcosa che, al solo pensiero di metterti a fare, ti fa battere il cuore, ti riaccende l’energia, ti fa sentire un guizzo che parte dalla pancia e sale alla gola.
  2. Su quale argomento non finiresti mai di aggiornarti, leggere, studiare, ascoltare o navigare nel web? Fai un censimento di che cosa negli ultimi anni ha catturato la tua attenzione in modo importante (ok, sesso online non vale fra le opzioni ;)). Ci sono buone probabilità che lì in mezzo ci sia qualche indizio importante per scovare la tua vera passione.
  3. Brainstorm. Qui ci sono diverse strategie che puoi applicare. Una prima e semplice strategia consiste nel girare sempre con un quadernetto in cui annotare ogni volta che vedi qualcosa che ti accende improvvisamente l’attenzione e l’entusiasmo. Potrebbero essere situazioni in cui semplicemente hai detto, fatto o risolto qualcosa. Non tralasciarle: quelli sono elementi di soft skills che potrebbero essere indicazioni preziose.
  4. Cerca in giro. Per questo suggerimento ti rimando direttamente alla lezione del giorno 20 del mio corso mail. Il contributo che ti spiego di richiedere alle persone più vicine a te può essere fondamentale per farti mettere a fuoco la tua vera passione e talento.
  5. Ricerca online. Come spiego nel libro e nei miei corsi, il numero di professioni conosciute, quelle per cui esiste una facoltà o un titolo di studio è solo una piccolissima percentuale del numero di professioni che esistono in realtà oggi, grazie alla continua evoluzione della tecnologia. Finchè continui a cercare fra le solite professioni sei destinato a non trovare il tuo vero sogno. La tua passione potrebbe essere per qualcosa che non sai nemmeno che esiste, quando cominci a cercare (a me è successo proprio così! E sempre più persone che seguo si ritrovano in questa situazione…)

Un lavoro che piace: mission impossible allora per i multipotenziali?

Assolutamente no, ovviamente. Ma devi imparare alcune cose fondamentali su di te e sul mondo del lavoro per riuscirci.

Cose che non si limitano al “scegli una fra le mille cose che ti piacciono, scrivi curriculum, fai profilo Linkedin”.

Certo questa è una parte della strada che dovrai arrivare a percorrere. Ma sarà completamente inutile se prima non impari a fare amicizia con la tua vera natura.

Un multipotenziale è in realtà – lo dice la parola stessa – una miniera di potenzialità. Una ricchezza sempre più prezioso nel mondo “VUCA” in cui viviamo: volatile, incerto, complesso e ambiguo. Tutte condizioni che, per essere affrontate adeguatamente richiedono creatività, pensiero laterale, capacità di connettere cose che sembrano sconnesse, di “contaminare” saperi e discipline.

Come ben spiega Epstein nel suo libro Generalisti:

“Analizzando la vita e la carriera di atleti, musicisti, imprenditori e scienziati affermati, si vede che una specializzazione non precoce, preceduta da una serie consistente di tentativi ed errori, è in genere alla base della realizzazione.

Roger Federer scoprì il tennis dopo aver sperimentato tutti gli altri sport che gli fossero capitati.

Django Reinhardt sviluppò il suo ineguagliato stile chitarristico dopo aver perso l’uso di due dita.

E Vincent Van Gogh si scoprì capace di dipingere nello stile che avrebbe rivoluzionato per sempre l’arte solo negli ultimi due anni di vita, dopo aver tentato di intraprendere i mestieri più disparati ed essere stato giudicato mediocre da maestri e supervisori.

Se una iperspecializzazione perseguita sin dai primi anni è di norma considerata un vantaggio competitivo, le storie di questo libro raccontano invece come perfezionarsi in un solo campo possa a volte risultare un limite, come i momenti di crisi e di improvvisazione possano essere i più utili e che, se dedicare parte del tempo ad attività e compiti non immediatamente monetizzabili è “inefficiente”, allora l’inefficienza è un obiettivo da perseguire con tenacia. Tutti si specializzano in qualcosa prima o poi ma, come dimostra David Epstein, per conseguire qualunque risultato nessun metodo è più efficace che trasformare la propria vita in un continuo esperimento.

David Epstein, Generalisti

Un multipotenziale è una persona che, potendo, vivrebbe di continui esperimenti, di passioni che si accendono come fuochi incontrollabili. Ma che, anche, si spengono spesso in fretta.

E questo, se sei un multipotenziale, devi saperlo.

Non puoi pensare di trovare UN lavoro che ti piace e restare innamorato di quel lavoro per tutta la vita. Semplicemente non ti succederà mai perché è contro la tua natura. Il tuo obiettivo piuttosto deve essere di trovare il PROSSIMO lavoro che più ti piace, rispetto al percorso personale che hai fatto fino a questo momento.

Senza dimenticare – cosa non meno importante – che per essere spendibile sul mercato devi comunque dimostrare di avere una certa efficacia in ciò per cui ti proponi.

Per questo è fondamentale evitare di passare come le api di fiore in fiore, saltando di lavoro in lavoro (o di sogno di nuovo lavoro in sogno di altro nuovo lavoro).

Per trasformare la tua multipotenzialità in una dote apprezzata dal mercato devi ragionare in modo incrementale: in che modo posso ampliare la mia esperienza professionale maturata fin qui, facendo sì che adesso tenga conto anche di questa nuova passione che mi si è accesa?

Questa deve essere la tua domanda guida. Un multipotenziale, per avere la sensazione di avere un lavoro che piace deve sapere che:

  1. Non potrà mai essere per sempre, deve stare con la “valigia professionale” in mano, pronto a cambiare lavoro al prossimo momento in cui la sua curiosità multipotenziale lo porterà ad innamorarsi di altro. Per questo motivo, per un multipotenziale è FONDAMENTALE sapere e padroneggiare gli strumenti della ricerca attiva e, ancora di più, della comunicazione professionale efficace. Senza questo non avrà mai la valuta professionale sufficiente per scambiare la sua multipotenzialità nella valuta corrente del mondo del lavoro.
  2. La sua bussola è la domanda: come posso includere questa nuova passione o come posso far stare insieme le mie passioni in una professione? Evita come la peste di entrare in quel micidiale pendolo oscillatorio fra “questo o quello”. Inutile sperare di riuscire un giorno a scegliere fra A, B, C (e poi magari anche D, E, F,… ma anche R, S, T… ma poi perché fermarsi a 21 opzioni che il mondo è così grande…!). Non chiederti di scegliere, non ce la puoi fare. È contro la tua natura, accettalo. Molto meglio ingegnarti per includere.
  3. Hai bisogno di avere una forma di controllo sul tuo processo produttivo. Non puoi, detta in altre parole, riuscire ad essere felice facendo solo l’esecutore di azioni delle quali non vedi senso nè significato.

Ora, è sicuramente vero che non è così semplice da fare quanto lo è da dire, ma è anche altrettanto vero che è uno sforzo che vale totalmente la pena.

Attenzione, non necessariamente dovrai cambiare azienda o clienti. A volte – come scoprono diversi miei clienti dopo aver letto il mio libro e imparato i segreti della Riqualificazione Efficace – è sufficiente riguardare al proprio lavoro facendosi domande diverse e poi riprogettarlo.

Altre volte, capita altrettanto spesso, l’azienda o il contesto in cui sei è uno di quelli che chiamo “Azienda Sucker”, una realtà cioè che non ti dà – né ti darà mai – la possibilità di esprimerti e mettere concretamente in pratica quello che ti propongo. In quel caso allora la soluzione starà nel cambiare proprio azienda, clienti, partner, soci o comunque lavoro.

Quello che voglio dirti con questo è che non ti devi spaventare, come troppo spesso succede quando ci si trova in una situazione di disagio professionale.

Non devi rivoluzionare la tua vita, se non ti senti pronto a farlo. Anzi, quasi mai rivoluzionare la tua vita, buttare all’aria tutto quello che sei e che hai fatto è la soluzione adatta per risolvere il problema dell’insoddisfazione professionale.

Chi ti suggerisce di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di mollare il lavoro che odi e ricominciare da capo sta facendoti un pessimo servizio.

Poi, che capiti la situazione di ritrovarti senza lavoro da un momento all’altro, questa è un’altra storia. Ma anche in questo caso non deve essere necessariamente una tragedia. E’ di sicuro un grosso scossone per la tua vita ma potrebbe finire per rivelarsi una delle più grandi sorprese positive che ti siano mai capitate.

Lo dico per esperienza personale e per aver visto arrivare a questa conclusione parecchie delle persone che ho seguito individualmente in coaching per aiutarle a riprendere professionalmente quota.

Insomma, voglio dirti che non è vero molto di quello che ti dicono o che siamo portati a pensare sulle difficoltà del nostro mondo del lavoro.

Sicuramente non è vero che, visto che c’è la crisi, è meglio che ti tieni stretto il lavoro che odi. Anzi, è esattamente il contrario: PROPRIO perché oggi c’è la crisi che non ti puoi più fidare di rimanere in un “lavoro qualsiasi” perché da un momento all’altro potrebbero togliertelo e tu potresti a quel punto non aver più le forze per rimetterti in gioco velocemente.

Non esiste niente di peggio che rimanere in una situazione di infelicità moderata pur di evitare la paura di una trasformazione che non conosci.

Ora, proprio perché so che è un percorso accidentato e in cui le istruzioni là fuori non ci sono, visto che (come penso avrai ben capito) sono una multipotenziale che ha sofferto per anni le pene dell’inferno, oggi mi impegno così tanto per aiutare altri nella mia situazione a venire a capo della faccenda senza impazzire o morire di stress mangiandosi il fegato.

Ho scritto due libri, realizzato video corsi ma mi sono accorta che non bastava dare le informazioni sul da farsi. Serve un accompagnamento, una guida “in diretta” che ti permetta di non perdere la strada e che ti aiuti a capire quanto più facile e affrontabile può diventare qualsiasi trasformazione sogni di avere nella tua vita professionale, una volta che conosci con esattezza i passi che devi fare.

Per questo motivo, insieme a due colleghe brillanti (la Career Coach Francesca Scelsi e la Job Developer Alessandra Dell’Aglio) abbiamo messo a punto il primo percorso ALL in ONE che ti permette di avere allo stesso tempo: consulenza di carriera, strumenti all’avanguardia per la ricerca efficace di lavoro, esercizi quotidiani per trovare le risposte che cerchi riguardo al tuo futuro, dei coach esperti a cui chiedere consiglio e molto molto altro ancora.

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Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi realizzata Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer, guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®. Autrice di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale, ho ideato il progetto Azione IKIGAI per sostenere chi è alla ricerca del proprio perché professionale ma non sa come fare. 

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