Paura di non trovare lavoro: come combatterla ad armi pari

combattere la paura di non trovare lavoro

La paura è sempre un brutto nemico e la paura di non trovare lavoro non fa eccezione, anzi.

Già la paura in sé è un’emozione invalidante, una pessima compagnia che porta a ragionare in modo poco lucido, a prendere scelte azzardate oppure (il che è forse anche peggio) a NON prendere scelte importanti.

Quando si parla di lavoro la faccenda poi diventa particolarmente complicata: cambiare lavoro o dover trovare un nuovo lavoro sono attività che richiedono – oggi più che mai – lucidità e strategia.

Ed è molto difficile riuscire ad essere lucidi e strategici quando si prova paura.

La paura di non trovare lavoro non è uno scherzo

Non è solo un’impressione: diversi studi, tra cui quello condotto da Barbara J. Jefferis della University College London dimostrano che la disoccupazione e la ricerca frustrata del lavoro possono essere causa diretta della depressione maggiore. Insomma, non è qualcosa che si possa affrontare con una pacca sulla spalla, un po’ di coraggio e via andare.

Le conseguenze economiche del non trovare lavoro sono tante: dall’ovvio aspetto economico fino ad arrivare alle relazioni e all’autostima. Il lavoro è la principale fonte di identità personale nella nostra cultura.

Il fatto di dover o voler cambiare lavoro e avere paura di non trovare un lavoro realmente all’altezza delle nostre aspettative; il fatto di essere disoccupato e avere paura di non trovare un nuovo lavoro per via della crisi, ti mette in una condizione di limbo che implica affrontare le tue paure.

Sensazione di inutilità, autocommiserazione, letargia, depressione, persino attacchi di panico sono parte integrante dei grandi cambiamenti per la maggior parte di noi. Perciò per prima cosa, sappi che è normale provare tutto ciò. Il fatto di aver paura di non trovare lavoro non dipende da qualcosa che non va in te. È una reazione normale e umana all’insicurezza.

La paura è una parte normale dell’apprendimento e di ogni percorso di crescita. E il coraggio di cui si fa tanto parlare non significa assenza di paura ma la capacità di continuare a muoversi e agire, nonostante la paura.

Col che dirai siamo sempre punto e a capo.

Ho paura quindi non agisco. Per vincere la paura dovrei agire. Ma ho paura quindi non agisco. Classico cane che si morde la coda.

In realtà esiste un modo per fermare il cane. Si tratta di creare un contesto in cui razionalizzi le tue paure dando loro una forma, un nome e soprattutto una serie di possibili conseguenze.

All’interno del nostro percorso Azione IKIGAI parliamo spesso di uno “stratagemma” potente con cui esorcizzare la paura di non trovare lavoro o di cambiare lavoro. Si tratta dell’immaginare lo scenario peggiore. Descrivere lo scenario peggiore che sta sotto la tua paura di non trovare lavoro ti permette di guardare il grande mostro nell’armadio e cominciare così a prenderci confidenza. Da lì ogni passo successivo diventa più agevole.

Vincere la paura di non trovare lavoro con l’Azione giusta

Una volta preso in considerazione lo scenario peggiore, il passo successivo è determinare un piano d’Azione che ti permetta di non sentirti impotente e soprattutto ti tolga dalla spiacevole sensazione di girare in tondo e non combinare nulla di buono, perdendo solo tempo.

Di cosa significhi “Azione giusta” ovvero di ricerca lavoro attiva abbiamo già parlato nel post Ricerca attiva del lavoro: cos’è e perché ne hai bisogno.

In questo post voglio invece suggerirti una serie di micro-attività che sono alla base di ogni sistema di gestione della paura.

Se infatti, come abbiamo detto, la paura non si può vincere ma si può imparare a conviverci in modo produttivo, la via per riuscirci passa per il crearsi una serie di abitudini e stratagemmi che ti permettono di abbassare il carico emozionale che porterebbe tutti i tuoi circuiti emotivi in tilt.

“Quando siamo preda di forti emozioni queste ultime finiscono per prendere il controllo della nostra attenzione e il risultato è che ci fissiamo su ciò che ci turba dimenticando tutto il resto”

(Daniel Goleman)

Come ha ben espresso Daniel Goleman, quando i nostri circuiti emozionali fanno tilt, perdiamo ogni lucidità, ci fissiamo solo sulla nostra paura – ingigatendola ad oltranza – e perdiamo la capacità di vedere alternative.

Ecco quindi dieci cose che puoi fare per creare una routine che ti permetta di tenere sotto controllo la tua paura di non trovare lavoro.

1. Routine mattutina: svegliati alla stessa ora ogni mattina, fine settimana inclusi. Fai le stesse tre cose nello stesso ordine ogni giorno. Lavati i denti, fatti una doccia e vestiti. Prendi un caffè, organizza la giornata, fatti una doccia. Non importa cosa. Scegli tre e ripeti. Questa che apparentemente è una sciocchezza, ti permette di fermare i pensieri che – soprattutto di prima mattina – partono automaticamente e in modo incontrollato.

2. Prima chiamata del giorno: chiama sempre un amico alla stessa ora ogni giorno. Rendilo la prima cosa di lavoro che fai. Parla del tempo, della famiglia o della tua ricerca lavoro. Rendi l’amicizia una priorità assoluta. Uno dei pericoli peggiori per chi entra nel loop della paura di non trovare lavoro è isolarsi e rintanarsi nel proprio guscio fatto di dolore, paura, malessere e lamentele. Darti l’obiettivo di contattare ogni giorno qualcuno non solo ti impedirà di diventare un orso ma ti metterà nelle condizioni di darti un tono e soprattutto di attivare connessioni, pensieri e potenziali opportunità.

3. Rituale della buonanotte: prenditi 30 minuti per prepararti per andare a letto. Fai le stesse cose nello stesso ordine. Vai a letto abbastanza presto per avere otto ore (non di più). Fai cose che ti aiutano a rilassarti in modo che quando atterri sul cuscino, sei pronto per dormire. Ma soprattutto EVITA COME LA PESTE di guardare social a ufo prima di addormentarti. Le ricerche al riguardo da citare sarebbero a tonnellate. Il punto è semplice: i social – soprattutto se sei in una condizione di debolezza interiore – tendono ad alimentare il tuo senso di insoddisfazione e di inferiorità. Molto meglio una lettura mirata o una buona musica o una sessione di meditazione. L’importante è che sia tu a controllare la tua notte, non i post su Facebook o qualunque altro social frequenti.

4. Buona notte di sonno: dormire bene la notte è fondamentale per ridimensionare qualunque paura. Se pensi che l’assenza di sonno forzata è una delle torture più efficaci che si possono fare sui prigionieri, ti renderai presto conto di quanto possa essere decisivo riuscire a dormire bene. Oltre al rituale della buona notte, una cosa che ti può essere utile è darti la regola di NON pensare alla tua ricerca lavoro e alla tua paura di non trovare lavoro quando sei a letto. Se ti vengono pensieri e preoccupazioni alzati dal letto, annota le preoccupazioni e poi torna a dormire

5. Tieni un diario delle tue attività di ricerca lavoro. Tieni traccia delle persone con cui hai parlato, a chi hai mandato il curriculum, fai liste di altre persone che contatterai, contattale e tieni il riscontro delle attività e delle telefonate effettuate. Quando ti senti come se non avessi fatto progressi, questo diario ti aiuterà a ricordare che stai facendo strada. In questo c’è da imparare dai networker: ogni nuovo NO ti avvicina a quell’unico SI’ di cui hai bisogno.

6. Misura i tuoi progressi: fissa obiettivi di PROCESSO, non di risultato. Inutile darti come obiettivo quello di “trovare lavoro entro i prossimi 3 mesi”. Non dipende da te, non soltanto da te. E rischi di provare una frustrazione enorme. Stabilisci invece degli obiettivi di processo sotto il tuo pieno controllo: mandare 7 curriculum mirati a settimana, contattare 18 persone a settimana, scrivere 12 post a settimana su Linkedin. Questi sono tutti esempi di obiettivi di processo efficaci, sotto il tuo pieno controllo. Se riuscirai ad attenerti al tuo programma, sentirai di fare strada e riuscirai a tenere meglio a bada la tua paura di non trovare lavoro.

7. Pratica spirituale: pregare, meditare, andare in chiesa, leggere libri di ispirazione, ascoltare un nastro motivazionale, visualizzare il successo, guardare la bellezza della natura. Qualunque sia la tua disciplina spirituale, dedica almeno trenta minuti ogni giorno per entrare in contatto con le forze più grandi che influenzano la tua vita. E lavorare sul tuo piano interiore. Chiamalo Anima, chiamalo Dio, chiamalo come ti pare, farà la differenza. E se non credi in niente e nessuno? Beh, ti consiglio di fare come il buon Leibniz che disse “Non so se Dio esiste o no. Ma so che se penso che esiste, vivo meglio.”

8. Attività fisica: un’altra mezz’ora di impegno. Muovere il corpo muove la mente. Evita di impigrirti e imbruttirti. Sul subito può sembrare una strategia che dà soddisfazione, ma a medio lungo termine fai più danni che altro.

9. Digital Detox ovvero limita i media: le notizie economiche sono pessime. Il mondo sta cadendo a pezzi. La fine è vicina… Ecco: non hai bisogno di queste amenità in questo momento. Raziona il consumo di notizie a 15 minuti al giorno.

10. Vieni a far parte del nostro meraviglioso gruppo Azione IKIGAI. Non posso spiegarti a parole quello che puoi trovarci dentro. O meglio, posso dirti che trovi il primo percorso ALL in ONE che ti permette di avere allo stesso tempo: consulenza di carriera, strumenti all’avanguardia per la ricerca efficace di lavoro, esercizi quotidiani per trovare le risposte che cerchi riguardo al tuo futuro, dei coach esperti a cui chiedere consiglio e molto molto altro ancora. Ma non riuscirei a spiegarti l’area che si respira in questa Community. Per questo ti invitiamo a venire a vedere di persona.

https://formazione.azionelavoro.it/

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Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi realizzata Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer, guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®. Autrice di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale, ho ideato il progetto Azione IKIGAI per sostenere chi è alla ricerca del proprio perché professionale ma non sa come fare. 

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