Ricerca attiva del lavoro: cos’è e perché ne hai bisogno

Ricerca attiva del lavoro

Ricerca attiva del lavoro 🤔 Ma perché bisogna specificare che è attiva? Non si poteva parlare semplicemente di ricerca di lavoro e basta, che già ci capivamo? La risposta a queste domande è no. Per un motivo che affonda le sue radici nel passato dei nostri genitori, nonni e bisnonni.

La Ricerca del lavoro secondo il nostro DNA

Tutto nasce verso la fine del Settecento: i movimenti immigratori aumentavano con regolarità, dalle campagne le persone si riversavano nelle città, dove si vedevano concreti i primi segni della rivoluzione industriale.

A quell’epoca la società aveva bisogno, da una parte, di TRUPPE, obbedienti soldati da mandare con regolarità al macello nei vari focolai di guerra di cui l’Europa dell’epoca era piena. Dall’altra serviva MANODOPERA per le grandi filandre, i capannoni dove, per la prima volta con l’avvento delle macchine a vapore, il capitalismo faceva la sua comparsa nel mondo moderno.

TRUPPE e MANODOPERA, ovvero persone obbedienti, perfetti esecutori degli ordini che non dovevano mai mettere in discussione.

Il sistema scolastico, in particolare, era l’organismo incaricato di questo fondamentale compito sociale.

Considera che, prima del movimento pre-industriale, le scuole come noi le intendiamo oggi non esistevano: i nobili venivano educati da precettori privati, mentre la plebe era sostanzialmente analfabeta. Per un contadino dell’epoca pre-industriale non era nemmeno pensabile fare “carriera” o salire la propria scala sociale: contadino nasceva, contadino moriva.

Nel mondo industriale invece, chi eseguiva gli ordini con disciplina, faceva la “gavetta” e lavorava con impegno, poteva salire i gradi della scala sociale e acquisire posti di rilievo. E’ infatti così che si gettarono le basi della borghesia industriale. E’ così che si sono create le grandi storie di personaggi famosi “che si sono fatti da soli, dal niente”, di cui si legge nei libri dei primi precursori del movimento del Pensiero Positivo, da Andrew Carnegie e Napoleon Hill in avanti.

Il patto che firmarono i nostri bis-bis-bisnonni nonché i loro figli e nipoti fino al secondo dopo guerra era un patto tutto sommato conveniente: studia, lavora sodo, impegnati, sii onesto, sii disposto a pagare con il sudore la tua scalata professionale e, in cambio, riceverai cibo, una condizione sociale agiata e una vita piena di comfort che diversamente non potresti mai nemmeno pensare.

Io, azienda, ti tengo sotto il mio ombrello protettivo fino al momento in cui sarai vecchio e, grazie al tuo impegno, ti garantirò una solida e serena vecchiaia. Non dovrai preoccuparti di niente, non dovrai pensare né risolvere problemi, il tuo unico compito sarà quello di eseguire gli ordini.

Attorno a questo patto abbiamo creato tutto: università per formare tecnici altamente specializzati da mandare in fabbrica o ad insegnare nelle scuole, sindacati per proteggere gli equilibri aziendali, un sistema di consumo e di abitudini di vita perfettamente allineato ai ritmi di fabbrica, dalle vacanze di massa a ferragosto alla depressione di fine weekend.

Tutto rigorosamente arginato dal consolante pensiero che “Dai, tanto poi arriverà il momento di andare in pensione e allora sì che ti godrai la vita e ti alzerai all’ora che vorrai”.

Per entrare in tutto questo le regole erano semplici e chiare: studia, impegnati, fai del tuo meglio, appena esci da scuola fai sapere in giro che ci sei e che sei una persona volenterosa, il resto verrà da sé.

Peccato che questo mondo si sia ormai estinto quanto i dinosauri del Giurassico. E se ti limiti a cercare un lavoro con questo sistema e l’ingenuità dei tempi che furono, sei spacciato. Qui sotto vedi la rappresentazione di un paio di ricerche svolte tra 2017 e 2020: di media ogni annuncio di lavoro attrae 250 curriculum. Di questi 4 su 6 verranno contattati per un’invervista e solo 1 su 6 avrà il lavoro.

Tradotto: su 250 candidati che si presentano tramite CV a secco (ricerca lavoro non attiva), la percentuale di successo è mediamente pari allo 0,4%.

Sconsolante, non trovi?

Cosa NON è la ricerca attiva del lavoro

La ricerca attiva del lavoro NON é tutto quello che abbiamo sempre visto fare in passato ai nostri genitori e conoscenti.

Detta in altre parole: NON puoi limitarti a sistemare il CV, mandarlo in giro, postarlo sulle bacheche di annunci e sperare che vada dritta. Perché semplicemente NON va dritta.

cosa non è la ricerca attiva del lavoro
Cosa NON è la ricerca attiva del lavoro

Perché vedi, stando alle statistiche, il mercato del lavoro oggi è molto più una pesca di profondità che non la pesca sportiva al laghetto con le trote allevate, a cui invece la maggioranza continua a pensare.

Anni fa, ai tempi delle vacche grasse, la ricerca del lavoro era l’equivalente della pesca sportiva: i posti abbondavano, le aziende quando avevano bisogno incaricavano il Responsabile Risorse Umane di cercare un candidato all’altezza e via andare.

Oggi che invece le vacche hanno fatto una grossa cura dimagrante, prima che un’azienda si decida a mettere fuori un annuncio per un posto di lavoro, ci pensa non una, ma dieci volte.

I motivi sono diversi e vanno dal fatto che avere un lavoratore dipendente in Italia ha un costo in termini previdenziali altissimo, al fatto che se lo assumi e poi questo si dimostra un poco di buono dopo il periodo di prova sei fregato, fino al fatto che, con le difficoltà del mercato, non sei mai così sicuro di poterti permettere uno intero in più in busta paga.

I provvedimenti statali in merito (vedi Jobs Act per intenderci), hanno un efficacia molto limitata e, comunque, sono conosciuti ed usati per lo più da aziende medio grandi, che possono permettersi tutta una serie di cose che, invece, le piccole-micro aziende che però formano il 95% del tessuto imprenditoriale italiano non possono permettersi.

Morale della favola: se vuoi trovare lavoro, se vuoi cambiare lavoro, smetti di credere alle favole e comincia ad imparare a fare pesca di profondità ovvero RICERCA ATTIVA DEL LAVORO.

Cos’è la Ricerca Attiva del lavoro

Non appena impari a cercarli là dove sono, troverai interi filoni “pesciferi” nelle acque profonde del mercato del lavoro. Aziende Giver con una manciata di dipendenti che non sono in condizione di assumere qualcuno di nuovo neanche a part time ma che, se avessero per le mani un bravo professionista in grado di dare risposte tempestive ed efficaci a qualcuno dei loro problemi, meglio ancora se di quelli che ancora nemmeno loro hanno ben capito di avere, gli farebbero ponti d’oro.

Sento già la domanda arrivare da lontano: “Ma come faccio io a trovarli questi? E come gli arrivo vicino? E cosa gli propongo?”

Risposta:

  1. Questi li trovi se smetti di lamentarti per il lavoro che non c’è e cominci a guardare al mercato in modo pro-attivo e curioso.
  2. Gli arrivi vicino se fai in modo di essere lì dove loro sono. E per farlo devi avere necessariamente una strategia di Comunicazione Efficace (un mix specifico di cui parleremo)
  3. Gli proponi il meglio di quello che sei MA applicato alle loro esigenze specifiche (che ti sarai ingegnato per capire al punto 1).

In altre parole, devi avere attivato il tuo Sistema di Gestione di Carriera.

Ah, giusto, forse non sai cos’è un Sistema di Gestione di Carriera e perché è così tanto importante per la tua vita professionale ora. Allora senti: visto che è GRATIS, iscriviti qui e vieni a scoprire un intero nuovo mondo di informazioni, cometenze, abilità e strategie, condite con un ambiente unico fatto di professionisti career coach e persone come te, alla ricerca del Sacro Graal del lavoro.

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Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi realizzata Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer, guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®. Autrice di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale, ho ideato il progetto Azione IKIGAI per sostenere chi è alla ricerca del proprio perché professionale ma non sa come fare. 

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