Aiuto ho perso il lavoro! [Soluzione Inclusa]

Licenziato ho perso il lavoro

Negli ultimi ormai 10 anni si è sentita ripetere ovunque la storia secondo cui l’ideogramma cinese wēijī che rappresenta il termine “crisi” significa contemporaneamente “crisi” e“ opportunità”. Ebbene, in realtà anche questa è una bufala. Wēijī vuol dire “momento cruciale” e non ha connotazioni positive. Insomma, significa “crisi”, e basta. È invece vero che parola “crisi” che usiamo noi in occidente rimanda all’idea di scegliere e di separare: il termine greco κρίσις in origine si riferisce alla trebbiatura e al separare il grano dalla paglia.  In effetti questa spiegazione del termine risponde molto meglio alle esigenze di chi si trova a dover trovare un nuovo equilibrio a fronte di un momento di crisi: separare la reazione di dolore dall’azione efficace, separare le informazioni errate da quelle invece che servono. Senza dubbio il momento della PERDITA DEL LAVORO è uno dei momenti di crisi più forte che possa capitare ad una persona. Gli studi hanno dimostrato che l’impatto della perdita del lavoro sulla persona è superiore persino a quello di altri eventi negativi, come il divorzio. Ho visto padri di famiglia, ben oltre la cinquantina, aggrappati al sogno antico del “posto sicuro” tremare con lo sguardo perso nell’ansia di essere il prossimo in lista ad essere lasciato a casa.

Gli stabilimenti si svuotano, gli uffici si restringono, le aziende delocalizzano, la cassa integrazione avanza, la sicurezza è un miraggio, la pensione anche di più.

E tutto questo non può farti vivere sereno. Non ti può dare la sicurezza e la serenità che meriti e dovresti avere.

Se non vuoi continuare a vivere con una spada di Damocle sulla testa, nella speranza che la sfiga passi a bussare la porta di qualcun altro piuttosto che la tua, hai una sola cosa da fare: passare all’azione.

Azione – bada bene! – non significa però cascare come un pollo alla prossima promessa dei venditori di fumo che ti dicono che con un codice da 50 euro in un network marketing di nuova generazione arriverai nel giro di qualche mese a sostituire il guadagno del tuo lavoro di oggi e potrai mandare a quel paese il tuo capo o l’azienda per cui lavori!

Non significa nemmeno buttare i 3000 euro che hai da parte per aprirti un conto di trading online perché ti hanno convinto che “il software e i segnali che ti mandiamo ti permetteranno di tradare con successo almeno nell’80% del caso e se poi magari ci porti anche un nuovo iscritto ti regaliamo altri 500 euro in piattaforma”.

Queste non sono Azioni bensì Suzioni, ovvero succhiano i tuoi soldi dalle tue tasche per farle depositare nelle vampiresche viscere dei furbetti che, forti della cieca potenza del web e dell’ingenuità delle masse, si acquattano dietro ogni angolo di social con le loro invitanti promesse.

Lascia che sia ancora più chiara. Network marketing, trading online, imbustamento perline, advertising online, pay per click, pay to click e ogni altra diavoleria che:

  1. puoi iniziare solo investendo una manciata di euro
  2. non richiede nessuna formazione o conoscenza specifica
  3. può essere fatta da chiunque
  4. può essere fatta part time o full time, anche solo due ore a settimana o cinque minuti al giorno
  5. può essere fatta comodamente da casa, dall’ufficio, da dove vuoi tu, senza nessuno sforzo

è UNA TRUFFA.

Qui lo dico e qui non lo nego.

So di attirarmi le ire dei pochissimi seri networker e trader che da qualche parte esistono (qualcuno l’ho conosciuto anche io, lo devo dire per onore di cronaca) ma la realtà dei fatti è questa: anche per fare il networker o il trader – per il resto sono invece solo tutte truffe – serve una preparazione specifica, servono abilità, competenze, tempo e dedizione che NON SI ACQUISISCONO SENZA SFORZO, né con 5 minuti di lavoro al giorno.

Ciò detto, qual è allora la VERA Azione di cui parlo, quella utile, quella in grado di portarti fuori dai guai se ci sei dentro ora o di fartici rimanere fuori se parti per tempo?

Si tratta di un’azione tutto sommato semplice, nel senso che chiunque sia in grado di leggere,  scrivere in italiano corrente, usare i social e soprattutto PENSARE – questo purtroppo taglia fuori una quantità pazzesca di persone… – può fare.

Va detto che non si riesce a farla dalla sera alla mattina e richiede una buona dose di lucidità e perseveranza per essere messa in pratica – il che riduce ulteriormente il pubblico potenziale, purtroppo.

Ma, se ancora non ti sei mortalmente offeso, se ritieni di essere una persona con questi requisiti base e sai di non avere mai fatto nulla più che mandare un curriculum o aprire la partita iva e sperare di trovare lavoro, allora sei arrivato finalmente nell’unico posto in grado di spiegarti in modo semplice, completo e chiaro COSA e COME fare per cambiare la tua situazione da costruttore di carrozze fallito al professionista-che-tutti-vogliono, crisi o non crisi che sia.

Che fare, quindi, in momenti di crisi personale come quello della perdita del lavoro?

Dagli studi della “Resilienza”, quella preziosa branca della psicologia che studia la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, emergono alcune linee-guida elementari che è importante seguire in caso di Crisi (* Fonte Annamaria Testa)  

  1. ACCETTARE LA REALTÀ. Qualsiasi sia l’evento che scatena la crisi, la prima cosa da fare è rendersi conto in fretta che è successo davvero. Riuscirci non è così banale: il meccanismo psicologico della dissonanza cognitiva, individuato da Leon Festinger, riguarda la difficoltà di accettare il verificarsi di un fatto nuovo che contraddice o scardina radicalmente precedenti credenze, aspettative o comportamenti. Più il fatto nuovo è macroscopico, più le aspettative sono consolidate, più cresce il disagio psicologico.
    In caso di crisi, un modo sconsigliabile per ridurre lo stress è far finta che niente, o quasi, sia successo. Un modo più sofisticato ma ugualmente sconsigliabile è tergiversare, magari interrogandosi all’infinito su come le cose sarebbero potute andare altrimenti, o recriminando.
    Una reazione positiva a uno stato di crisi implica invece che ci si disponga rapidamente a modificare credenze, aspettative e comportamenti.
  2. NIENTE PANICO. Il nostro sistema cognitivo è sofisticato e ci aiuta a programmare, a progettare e a fare scelte ragionevoli. Ma in una situazione inedita e traumatica, che viene percepita come pericolosa (sapevate che perfino tutto ciò che è semplicemente “nuovo” può essere percepito come pericoloso?) si attiva la parte più arcaica del cervello: quella che considera le due alternative fight or fligt (attacca o fuggi) come le uniche possibili.
    Bene: tutti i testi sul gestire le crisi suggeriscono di avere un piano. Ma “attacca o fuggi” non è un piano. E d’altra parte certe emergenze sono così ingarbugliate o repentine che “avere un piano” non è facile. Ci sono però almeno tre costanti di comportamento consigliabili e attuabili, anche in assenza di un piano strutturato: niente panico. Niente gesti contraddittori o avventati. Coerenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto.
  3. COINVOLGERE TUTTI, PARLARE CON UNA VOCE SOLA. Se la crisi riguarda un’istituzione, tutte le entità rilevanti vanno coinvolte nel processo di analisi della situazione e di messa a punto di una strategia d’azione solida. Ci può volere del tempo. È indispensabile che, sia nel corso del processo, sia a decisioni prese, l’analisi appaia condivisa e le decisioni non vengano a loro volta messe in crisi prima ancora di essere attuate.
    Questo significa che, prima di definire che cos’è successo e di decidere che cosa fare, bisogna mettersi d’accordo sul chi deve parlare, come, a quali interlocutori.
    La cosa da comunicare in modo convincente è che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Che però, per ciascun problema, si può e si deve trovare una soluzione. Che la volontà di trovare la migliore delle soluzioni possibili è forte e condivisa. Che il processo decisionale sarà trasparente e il più tempestivo possibile.
  4. GUARDARE OLTRE. Qualsiasi sia il piano, conviene produrlo ricordando che questa non sarà né la prima né l’ultima delle crisi. E che, anche se l’ideogramma cinese non lo dice, ogni crisi, rimescolando le carte, può favorire l’innovazione e aprire nuove opportunità, che vanno intercettate e gestite.
    Lo scrive Albert Einstein: non possiamo far finta che le cose cambieranno se continuiamo a fare le stesse cose. Una crisi può essere una vera benedizione per qualsiasi persona, per qualsiasi nazione, perché tutte le crisi portano progresso. Einstein aggiunge, tra le altre cose, che l’incompetenza è la vera crisi. Qui il testo completo.

A questo punto hai due possibilità:

  1. Fai come lo struzzo, metti la testa sotto la sabbia, ti lamenti per l’ingiustizia subita e poi spolveri dal cassetto un vecchio (quanto inutile CV), gli dai una sistemata e cominci a mandarne via qualche migliaia, rimanendo seduto sul divano a sperare che qualcuno ti richiami
  2. Tiri un gran respiro di coraggio, ti dai forza e fai il test che ho preparato per te, per analizzare la tua situazione e darti tutti gli strumenti indispensabili a ri-conquistare il posto che ti spetta e che meriti nel mercato del lavoro.

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