Cosa si deve fare quando si cambia lavoro?

Cosa fare quando si cambia lavoro

È fondamentale sapere esattamente quali passi e cosa fare quando si cambia lavoro per evitare di incorrere in problematiche che possono rendere problematica la scelta di cambiare lavoro.

Se è vero infatti che cambiare lavoro è sempre legittimo e nella libera facoltà di ogni lavoratore, è anche vero che è importante sapere bene quali passi fare e soprattutto evitare passi falsi.

Cosa si deve fare PRIMA di cambiare lavoro

Diamo per scontato che tu abbia fatto le tue valutazioni e scelte in modo accurato e che tu non abbia semplicemente deciso che vuoi cambiare lavoro perché non ce la fai più. Per quanto questa sia una condizione sgradevole e completamente comprensibile, buttarti nel vuoto senza una rete di sicurezza potrebbe molto facilmente portarti nella schiera di chi poi piange perché “ho sbagliato a cambiare lavoro“.

Del come prendere la scelta giusta abbiamo parlato già in altri post qui su AzioneLavoro. Ti invito a leggere a questo riguardo: Cambiare lavoro o no? 4 domande prima di decidere, 12 buoni motivi per cambiare lavoro (e 8 pessimi per NON cambiare lavoro).

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Ingegneria di carriera

Supponiamo quindi che tu sia certo della tua scelta e determinato a cambiare lavoro.

Prima di fare qualunque mossa è importante che tu conosca nel dettaglio gli obblighi che hai verso il tuo quasi-ex datore di lavoro, soprattutto per non incappare in fastidiose conseguenze legali.

Ecco quindi cosa si deve fare quando si cambia lavoro:

  1. Verifica quant’è esattamente il periodo di preavviso previsto dal tuo contratto collettivo di lavoro, anche in funzione della tua anzianità e del tuo inquadramento contrattuale.
  2. Non preoccuparti di dover trovare nessuna motivazione: secondo la legge, mentre il datore di lavoro per licenziare deve avere una “giusta causa”, il lavoratore può recedere dal suo contratto di lavoro in qualunque momento, purché appunto rispetti il periodo di preavviso.
  3. (Consigliato) Comunica verbalmente al tuo datore di lavoro la tua intenzione di recedere dal contratto di lavoro, facendo in modo di mantenere la comunicazione il più neutra possibile.
  4. Dai le dimissioni formalmente. Secondo la legge questo significa che dovrai comunicare le dimissioni al datore di lavoro in modalità telematica. Per farlo puoi rivolgerti ad un Caf o a un consulente del lavoro oppure attraverso un portale online apposito.

Per quanto riguarda il punto 3, questa comunicazione è appunto consigliata ma non obbligatoria. Si tratta di una fase “diplomatica” che serve solo a non creare attriti non necessari: evita per quanto possibile recriminazioni, proteste, lamentele o qualunque altro atteggiamento che potrebbe suscitare malumori di cui ti pentiresti sicuramente in futuro.

Cosa fare nel periodo di “limbo” quando si cambia lavoro

Ci sono in realtà tre periodi di limbo quando si cambia lavoro:

1) Quando si cambia lavoro e ti metti alla ricerca di un nuovo lavoro ma ancora non hai niente in mano

Questa fase di limbo di quando si cambia lavoro è particolarmente delicata. Perché è vero che tu puoi cercare un altro lavoro mentre stai lavorando in un’azienda ma è anche vero che se la voce arriva al tuo datore di lavoro, potrebbe non prenderla benissimo e renderti la vita un inferno per tutto il tempo in cui non trovi un nuovo lavoro. Il che non è scontato succeda subito. E potresti ritrovarti con ritorsioni, mobbing, un lavoro che diventa un incubo o magari un licenziamento “di ripicca”.

Quindi in questa fase di limbo, la cosa più sicura da fare è tenere assolutamente acqua in bocca. Il che potrebbe rivelarsi non semplicissimo da gestire, non fosse che per il fatto che dovrai ritagliarti del tempo per fare colloqui e dunque assentarti dal tuo attuale lavoro.

E soprattutto, cosa non meno importante, ti troverai a fare i conti con una forma di impazienza, di emozioni che potrebbero toglierti lucidità e fare passi falsi. La parola d’ordine invece deve essere lucidità e strategia.

2) Quando si cambia lavoro e hai in mano una nuova proposta di lavoro

Ad un certo punto del processo cominciano ad arrivare i primi colloqui e alcuni di questi si trasformeranno in proposte d’impiego. Se l’azienda è ben strutturata ti verrà chiesto di firmare una lettera d’impegno all’assunzione, una specie di contratto preliminare con cui si stipula un impegno reciproco in attesa dell’assunzione vera e propria.

Ma non sempre questo succede. Non necessariamente per cattiva fede ma anche solo per mancanza di conoscenze giuridiche da parte dell’azienda, soprattutto se si tratta di un’azienda non multinazionale o molto strutturata.

In questo caso però devi fare molta attenzione a cautelarti e assicurarti di avere adeguate garanzie, per evitare che ritrattino o cambino idea DOPO che tu hai dato il tuo preavviso e comunicato l’intenzione di licenziarti al tuo attuale datore di lavoro. Tornare sui propri passi dopo un preavviso comunicato… non è un’esperienza piacevole.

Come minimo ti faranno terra bruciata, perderanno la fiducia in te e la vita non sarà neanche lontanamente più la stessa. Quindi assicurati di firmare la lettera di impegno all’assunzione.

3) Dopo che hai comunicato ufficialmente che cambi lavoro

Qui non c’è nessuna regola certa però, statisticamente, la vita nel periodo dopo di quando si è formalizzato che si cambia lavoro, non è sempre semplicissima.

Ostracismo, facce storte, invidia, gelosia, ritorsioni, venire ignorati, sono purtroppo realtà che possono succedere. Se puoi giocarti ferie sospese, sicuramente è un buon modo per prendere tregua. Diversamente dovrai armarti di tanta pazienza, cercare di fare buon viso a cattivo gioco e focalizzarti intensamente sul fatto che è solo questione di tempo poi tutto passerà.

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Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ex frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi realizzata Content Strategist, Career Coach & Innovation Trainer, guido Aziende e Lavoratori ad affrontare con successo e autorealizzazione le sfide del cambiamento lavorativo nel mondo 4.0 attraverso il metodo proprietario CREEA®. Autrice di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale, ho ideato il progetto Azione IKIGAI per sostenere chi è alla ricerca del proprio perché professionale ma non sa come fare. 

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